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E il primo ostacolo è andato!

Oggi finalmente abbiamo saputo com’è andato l’IELTS: stamattina hanno pubblicato i risultati sul sito del test, e….

 

L’ABBIAMO PASSATO ENTRAMBI!

 

Kaze ha preso 7.0, e io 8.0. Non potevamo sperare in meglio!

Siamo ovviamente felici e un po’ imbambolati, specialmente stamattina subito dopo aver visto i risultati.

E pensare che abbiamo fatto il test un po’ così, tanto per provare…

 

Quindi, next step: aspettiamo che ci arrivi a casa il test report ufficiale per completare la domanda (EOI, Expression Of Interest) e vedere se l’immigrazione NZ ci seleziona…

Ce la possiamo fare?

No, la domanda nel titolo non si riferisce alla Nuova Zelanda, si riferisce agli uffici pubblici italiani… e alle confuse istruzioni che si trovano sui siti (ufficiali) di questi uffici.

Devo fare il passaporto a mio figlio maggiore, età 4 anni, perchè finora è sempre stato registrato solo sul mio passaporto, ma senza foto e col nome scritto parzialmente a penna da un solerte ufficiale della nostra Questura (quando ho ritirato il mio passaporto un paio d’anni fa e ho visto il nome di mio figlio stampigliato solo parzialmente, mi è venuto un coccolone: “scusi, ma il nome di mio figlio non si legge!”… “Eh, ma non glielo posso mica rifare daccapo… aspetti, vado dietro a sentire”. Passano 2 minuti e il solerte ufficiale torna, penna alla mano, e mi fa “Guardi, aggiungiamo le lettere che non si vedono a penna, poi metto un timbro qui, così non le dicono niente”… “Ma devo andare all’estero, sto tranquilla?” “Sì, sì, tranquilla, al massimo si porti dietro un certificato di nascita”…  Ma vi rendete conto?!?)

Comunque, devo fargli il passaporto. Memore del tour de force dell’esperienza precedente mi strapreparo (illusa che non sono altro), faccio due copie di tutto e compilo tutto con attenzione certosina, e siccome mio marito non verrà al fatidico appuntamento, mi faccio dare 2 dei suoi 3 documenti d’identità (gli lascio la patente, se no come ci va in ufficio?) e gli faccio firmare tutte le copie di tutto, fra un po’ anche del bollettino postale…

Arrivo all’appuntamento un po’ trafelata ma sicura di me, avendo scaricato e stampato tutta la documentazione inviatami proprio dal servizio online di prenotazione dei passaporti (“eh, guarda che figata, adesso si sono messi a dare gli appuntamenti via internet, così uno non passa le giornate in Questura, e poi guarda, il sito ti produce e ti invia in modo automagico un bellissimo pdf con dentro tutto quello che ti serve e anche il modulo precompilato! Miii, come sono avanti le nostre forze dell’ordine!”).

Arrivo, mi chiamano, mi siedo, rovescio la quintalata di documenti, bollettini e marche da bollo sulla scrivania, l’ufficialessa (stavolta è una donna) mi chiede la marca da bollo due volte, perchè continua a perdersi nella montagna di carte che le ho messo davanti, poi mi fa la fatidica domanda: “e la foto autenticata?”
Panico.

Non ce l’ho, ho solo una foto normale. Comincio a sudare copiosamente, mentre domando, a bassa voce: “In che senso?”

L’ufficialessa mi guarda e sospira, poi mossa a pietà mi spiega: “Se non porta con lei suo figlio a fare la richiesta, deve portare almeno una foto autenticata in Comune”.

Ah.

Mi viene da incazzarmi perchè potevano pure scriverlo da qualche parte nelle istruzioni del sito e nel fighissimo pdf con le istruzioni che mi hanno mandato, ma è anche e soprattutto colpa mia per non essermi fatta venire il dubbio che senza portarmi il bambino era dura che mi facessero il passaporto così, senza guardarlo in faccia.

Vabbè. Rassegnata, ringrazio e faccio per alzarmi, quando l’ufficialessa mi richiama. Devo averle fatto davvero pena.  “Senta, io le accetto lo stesso la pratica, però lei deve venire prestissimo col bambino o con la foto autenticata, mi raccomando.”
Ecco, se c’è una cosa che forse (ma dico forse) mi mancherà dell’Italia è che, se pure con gli uffici pubblici di solito è impossibile ottenere qualcosa senza disguidi, e le istruzioni che ti danno sono sempre carenti, almeno la gente che ci lavora ha un po’ di buon senso (o di umana pietà, non so), per cui cerca di venirti incontro anche quando non si potrebbe.

Adesso ragiono su quando portare il cinno (che in bolognese vuol dire bambino) a far vedere dall’ufficialessa… il casino sono i loro orari: sono aperti dalle 9 alle 12.30, più due pomeriggi dalle 15 alle 17, e con gli orari di mio figlio (scuola, nanna, ecc.) più il fatto che io, ahimè, lavoro, non c’è verso, non riesco ad incastrarlo…

Mi sa che vado sabato mattina a far autenticare la foto in Comune, visto che loro almeno sono aperti…

E questo è solo il passaporto! Chissà cosa succederà quando dovremo fare le visite mediche……

God Defend New Zealand

Uno degli inni nazionali più belli che abbia mai sentito… sarà un caso?

Primi passi

In mancanza di un titolo più fantasioso, “primi passi” rende bene l’idea: stiamo iniziando a muoverci (simbolicamente) in direzione nella Nuova Zelanda.

Nella pagina Perchè in Nuova Zelanda trovate la storia e le motivazioni del nostro esperimento, ma intanto sappiate che Kaze, l’uomo su cui basa tutta la nostra “teoria del trasloco all’estero”, si è iscritto alla prossima sessione dell’IELTS a Bologna, il 13 Ottobre.

Incrociamo le dita!