Perchè in Nuova Zelanda?

Prima di tutto, perchè spostarsi?

Per essere onesti, qui dove siamo non ci manca niente. Abbiamo un lavoro entrambi, abbiamo soldi a sufficienza per vivere serenamente e, impegnandoci, anche per mettere da parte qualcosa. Come ci diciamo spesso, siamo dei privilegiati.

Quello che non abbiamo, forse, è il sogno.

Il sogno per noi è vivere in un paese dove l’aria è pulita, e il cielo, quando fa bel tempo, è tutto azzurro fin giù all’orizzonte, senza diventare grigio/verdolino man mano che si avvicina alla terra; un paese al quale la gente è orgogliosa di appartenere e nel quale si vanta di pagare le tasse, lavorando onestamente; un paese che ha avuto una donna come capo del governo e dove l’uguaglianza tra i sessi sul posto di lavoro è sancita dalla legge e severamente controllata; un paese dove si intravedono reali opportunità per il futuro dei nostri figli.

Che vi piaccia o meno la Nuova Zelanda (che, per inciso, corrisponde alla descrizione che ho fatto qui sopra del nostro “paese ideale”), dovrete ammettere che l’Italia non è così.

Alcuni ci dicono “chi resta adesso vedrà un futuro migliore”. Può essere. Lo speriamo per tutti i nostri amici che sono qui e che qui resteranno. Ma noi vogliamo vivere il sogno.

Chiarito il perchè, passiamo al dove.

Siamo stati in viaggio di nozze in Nuova Zelanda nel 2005, poi di nuovo nel 2007 perchè ci eravamo innamorati di quel meraviglioso paese. Entrambi abbiamo viaggiato: fra tutti e due possiamo dire di aver toccato quasi tutti i continenti (ci manca l’America del Sud), ma non abbiamo trovato nulla di simile alla Nuova Zelanda se non, beh, in Nuova Zelanda.

Siamo consapevoli del fatto che esserci stati per un solo mese in viaggio di nozze, e poi 2 anni dopo per altre due settimane, non significa “conoscere” il paese, ma l’attrazione, l’innamoramento, appunto, per la NZ è stato immediato e totale, anche nei confronti dei suoi difetti.

Oh, sì, perchè di difetti ne ha. Intanto è lontana, lontanissima: sono circa 25 ore di viaggio, tra voli e soste obbligate negli aereoporti (non esiste un volo diretto per la Nuova Zelanda dall’Europa, per capirci); inoltre, ci sono pochissime persone: la densità abitativa è pari a 16 virgola qualcosa abitanti per chilometro quadrato (sì, esatto, CHILOMETRO quadrato, avete letto bene), quando in Italia parliamo di 201 abitanti per km2. Aggiungiamo poi che parlano l’Inglese, e che in generale la cultura locale è di stampo prettamente anglosassone.

Ora, capirete che la faccenda si complica se pensate che per noi, famiglia italiana degenere, quelli che ho appena elencato non sono difetti, anzi: sono motivi ulteriori per voler andare in NZ.

Venendo ai pregi, oltre al fatto di essere una terra pulita, giovane e abitata da persone che provengono, per almeno il 25%, da altre nazioni, la Nuova Zelanda è anche ricca. Bella forza, sono in quattro gatti. E’ il secondo paese più sicuro al mondo dopo l’Islanda, ed è primo nella classifica dell’assenza di corruzione.

Come clima assomiglia all’Italia, ma invertita (fa freddo al Sud e caldo al Nord), e con meno estremi: si va dai 5 ai 30 gradi in media, a seconda della stagione e della zona. Ha la sua bella catena di montagne che la percorrono in lunghezza, ed è piena di laghi e di corsi d’acqua: una delle cose che più ci ha colpiti della NZ è proprio l’acqua, ci sono torrenti e laghetti dappertutto.

Ciò detto, è tutto molto bello, direte voi, ma per quanto meravigliosa possa essere la NZ, bisogna anche portare a casa la pagnotta.

Ecco, non so se siamo fortunati noi o se è proprio il loro sistema che funziona bene: le prospettive lavorative sono rosee.

Per curiosità, e anche un po’ per cercare di disilluderci subito (” è tutto troppo bello, dov’è la fregatura?”), abbiamo mandato qualche curriculum a delle agenzie di recruitment in NZ e… sorpresa! Kaze (che sarebbe il “lui” della nostra coppia), ha ricevuto risposte nel giro di qualche giorno, ha fatto dei colloqui per telefono (lo chiamava l’agenzia) e via skype, e abbiamo capito che in NZ avrebbe potuto andare a prendere più del doppio di quanto percepisce adesso!

Bisogna dire che c’è molta richiesta di figure professionali nell’IT, ma non ci aspettavamo una risposta, figuriamoci una cifra del genere. L’unico ostacolo sembra essere l’assenza di visto: in sostanza puoi andare a lavorare in NZ solo se hai un’offerta di lavoro, ma fanno molta fatica a fartela se non hai alcun visto… un cane che si morde la coda.

In pratica, o cercano disperatamente proprio la tua figura professionale, nel qual caso si suppone che ti formalizzino un’offerta con cui chiedere il visto, oppure sei così disperato da andare là come turista e cercare lavoro in loco. Nel nostro caso la seconda possibilità non è applicabile: che facciamo, molliamo il lavoro sicuro qui per andare a cercarlo alla cieca in NZ?

Questo è forse il primo ostacolo che abbiamo incontrato: il visto.

Probabilmente però si tratta di un ostacolo superabile: se si è abbastanza esperti, specializzati o ricercati come figure professionali (“skilled migrant”), si può fare domanda e, se vi accettano, vi autorizzano a vivere e lavorare permanentemente in NZ (“resident visa”).  E’ un filino più complicata di così, quindi se vi interessa studiatevela bene su www.immigration.govt.nz.

Posto che noi siamo fortunati perchè Kaze risponde ai requisiti di questo tipo di visto, si palesa il secondo ostacolo: l’inglese.

La maggior parte delle persone che emigra in NZ proviene da paesi anglosassoni, quindi non ha nessun problema con la lingua. Noi invece l’inglese l’abbiamo studiato, quindi ci è richiesto di dimostrare che lo sappiamo abbastanza da poter vivere senza difficoltà in NZ. In sostanza, bisogna passare l’esame IELTS col punteggio di 6.5.

Se (no, meglio: quando) Kaze passerà l’esame, potremo registrare la nostra domanda di visto per la residenza, e con buone probabilità ottenerlo. Col visto si suppone che, anche se non siamo fisicamente in NZ, a Kaze venga effettivamente offerto un lavoro.

Next step: fare l’esame d’inglese.

No pressure, eh, Kaze? 😉

 

AGGIORNAMENTO:

Abbiamo tentato l’IELTS, e l’abbiamo passato entrambi (Kaze, che era quello che importava, dato che il visto per la residenza dipende da lui, addirittura con 7.0 invece di 6.5; io con 8.0).

Un consiglio? Se siete nel dubbio, tentate l’esame. Anni fa ci dissero che non potevamo passarlo (fu un insegnante di inglese che evidentemente voleva “agganciarci” per un corso, e ha finito solo con lo scoraggiarci).

L’esame costa quasi 200 euro, ma se sapete abbastanza l’inglese da leggere libri e guardare serie tv in lingua originale, probabilmente passerete l’IELTS.

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  1. giusto un filino di pressione… ma pochina pochina eh!

  1. Pingback: Primi passi « …E andiamo!

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